Da un bar di paese a una community
Un anno di Spit Session Dal bar di un piccolo paese a una comunità che continua a crescere. Il 10 maggio 2025, a Mompeo, in provincia di Rieti, nasceva la prima Spit Session. All’inizio era poco più di un’idea condivisa tra amici: creare uno spazio dedicato al freestyle, al rap e alla cultura hip…
Di Spit Session
Un anno di Spit Session
Dal bar di un piccolo paese a una comunità che continua a crescere.
Il 10 maggio 2025, a Mompeo, in provincia di Rieti,
nasceva la prima Spit Session.
All’inizio era poco più di un’idea condivisa tra amici:
creare uno spazio dedicato al freestyle, al rap e alla cultura hip hop
in un territorio dove occasioni simili, fino a quel momento, semplicemente non esistevano.
Abbiamo scelto un nome, stampato dei volantini, pubblicato qualche post sui social
e caricato in macchina tutto quello che avevamo:
impianto audio, luci, mixer, microfoni.
Poi abbiamo aspettato.
Non sapevamo chi sarebbe venuto.
Non sapevamo se qualcuno avrebbe davvero preso un microfono in mano.
E soprattutto non potevamo immaginare cosa sarebbe successo quella sera.
Il bar di Mompeo si è riempito di ragazzi arrivati da diversi paesi della Sabina.
Avevano tra i 16 e i 20 anni, e quasi tutti erano lì per la stessa ragione:
la voglia di fare freestyle, di confrontarsi in battle,
di vivere dal vivo quella cultura che fino a quel momento avevano conosciuto
soprattutto attraverso internet, video e musica ascoltata in cuffia.
Beat, rime improvvisate, tensione, risate, errori, applausi.
Per ore il locale è rimasto sospeso dentro un’energia difficile da spiegare a parole.
Sivananda aveva immaginato e organizzato l’intera serata;
Cris e DJ Betta hanno contribuito alla realizzazione
tecnica e artistica dell’evento, tra musica, luci, registrazioni e gestione del live.
Così è nata Spit Session.
Ma soprattutto, così è nato un gruppo di persone che ha continuato a ritrovarsi nel tempo,
costruendo amicizie, collaborazioni e nuove possibilità creative.
Dalle battle allo studio
Nel corso di quest’anno, quel primo incontro si è trasformato in qualcosa di più grande.
Le Spit Session sono continuate, tappa dopo tappa,
coinvolgendo sempre più ragazzi e creando uno spazio stabile
per allenarsi, mettersi alla prova e crescere artisticamente.
Da quel percorso è nato anche Spit Lab,
il progetto sviluppato insieme a B’Art APS – Officina delle Arti e dei Mestieri di Poggio Mirteto,
che ha permesso a diversi partecipanti di entrare in studio
e lavorare alla realizzazione di musica originale.
Da questa collaborazione è nato
Spit Lab Vol. 1
, il primo album collettivo del progetto.
Un passaggio importante:
dal cerchio freestyle al lavoro sulla scrittura,
dalla performance improvvisata alla registrazione professionale di un disco.
Un torneo che continua a richiamare nuovi ragazzi
Oggi Spit Session continua a crescere.
Lo Spit Session Trophy 2026 sta portando nel territorio
una nuova stagione di battle freestyle, coinvolgendo artisti provenienti
da diversi comuni della Sabina e anche da fuori provincia.
Ogni tappa aggiunge nuove storie, nuovi volti e nuove rivalità artistiche,
mantenendo però lo stesso spirito delle origini:
creare uno spazio reale di incontro attraverso la musica.
La serata anniversario del 9 maggio 2026,
dedicata al primo anno del progetto,
ha rappresentato uno dei momenti più partecipati fino ad oggi.
Il
Sabino Beer Garden
si è riempito di pubblico.
applausi e voci rimaste accese per tutta la sera,
tra battle, live e momenti condivisi.
La seconda tappa del torneo è stata vinta da Terli,
artista di Guidonia, che ha conquistato la serata aggiudicandosi anche
la speciale maglietta anniversario riservata al vincitore.
Per l’occasione sono stati assegnati punti doppi
validi per la classifica generale dello Spit Session Trophy.
Il sogno continua
Guardandoci indietro, fa impressione pensare che tutto sia partito quasi per gioco,
da un piccolo bar di paese e da una semplice domanda:
“E se provassimo davvero a farlo?”
Oggi Spit Session è ancora un progetto indipendente,
costruito passo dopo passo, serata dopo serata,
insieme alle persone che ne fanno parte.
Ma forse è proprio questo il punto.
Non è nato da un piano perfetto.
È nato da un bisogno reale:
avere un posto dove esprimersi, incontrarsi, sbagliare,
migliorare e sentirsi parte di qualcosa.
Un anno dopo, quel bisogno continua a esistere.
E il sogno continua a crescere insieme a chi sceglie di salirci sopra,
ogni volta che parte il beat.